La nuova filiera dei residui agroalimentari

Della questione dei rifiuti, non rifiuti e sottoprodotti – che in quest’ultimo periodo è stata oggetto di discussione – la normativa finale ha chiarito tutti i criteri relativi agli scarti di produzione delle imprese, dalle terre e rocce da scavo ai residui agroalimentari. E proprio nel settore agricolo, da cui  si generano numerose quantità di scarti che possono diventare un grave problema ambientale, secondo legge non sono rifiuti, bensì sono soggetti a riutilizzo. Sono a tutti gli effetti dei sottoprodotti.

Il progetto “Cosmesi Km0” valorizza i sottoprodotti provenienti dai residui della filiera agroalimentare per migliorare la salute dell’uomo

In un contesto in cui diventa sempre più importante ridurre al massimo gli sprechi e in cui i consumatori acquisiscono maggiore consapevolezza del peso che le loro scelte hanno sull’ambiente, molte aziende orientano le loro politiche produttive verso la sostenibilità. E sostenibilità significa anche rivedere la destinazione finale degli scarti alimentari.

I residui agroalimentari, soprattutto quelli derivanti dai processi vitivinicoli, trovano nuova vita, trasformandosi in cosmetici, tessuti e altri prodotti per l’uso quotidiano. È questa la nuova tendenza che sta trovando ampio spazio nel mercato green e che da un lato fornisce un valido aiuto per snellire il carico di rifiuti e, dall’altro, ci consente di sfruttare ogni potenzialità presente all’interno dei cibi.

Un esempio di valorizzazione dei sottoprodotti provenienti dai residui agroalimentari è il progetto “Cosmesi Km0”, firmato dal’Istituto Sperimentale di Ricerca “Lazzaro Spallanzani”, con la griffe del Franciacorta Barone Pizzini, e finanziato dalla Regione Lombardia. L’obiettivo è destinare i residui agroalimentari, in questo caso specifico i sottoprodotti della filiera vitivinicola  come vinacce, raspi e foglie di vite, alla ricerca e allo sviluppo di fitocomplessi innovativi, estraendoli e mantenendo l’attività biologica dei principi attivi attraverso un sistema veloce che riduce al minimo l’utilizzo di sostanze artificiali che potrebbero compromettere la salute umana.

“La partnership nata per questo progetto – afferma Matteo Moretti, presidente Polo Tecnologico della Cosmesi – metterà a disposizione delle aziende del Polo della cosmesi numerosi servizi ed opportunità di eccellenza, come l’attività di sviluppo di test in vitro alternativi alla sperimentazione animale grazie ai laboratori di microbiologia, test in vitro e chimica, di cui dispone l’Istituto Spallanzani, che è anche impegnato nella ricerca per l’utilizzazione di microalghe in ambito cosmetico e lo sviluppo di nuove tecnologie. Uno degli obiettivi prioritari del Polo della Cosmesi – conclude Matteo Moretti – è consentire alle aziende associate di perseguire in modo scientifico la sicurezza relativamente ad ogni prodotto offerto, per garantire al consumatore la massima attenzione alla salute e al benessere, sempre al primo posto nella nostra scala valoriale. Con l’Istituto Spallanzani questa mission sarà ulteriormente rafforzata e, fattore non trascurabile, avremo a disposizione una piattaforma tecnologicamente avanzata per attività di sviluppo e analisi di routine che consentiranno di aumentare la competitività e il grado di innovazione aziendale sul mercato”.

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